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Lo stato dell’arte

I Sistemi di Impermeabilizzazione


Indipendentemente dalla tipologia strutturale del ponte e dai materiali che lo compongono, i sistemi tradizionali si basano sui seguenti elementi:

Lo strato impermeabile: posto al di sotto della massicciata ferroviaria, esso veniva un tempo realizzato in opera mediante bitume colato e sabbia. In seguito, si è passati all’impiego di membrane bituminose prefabbricate e termosaldate in opera. Recentemente, per interventi di una certa estensione, si è tornati all’impiego delle guaine realizzate in opera, con bitumi di nuova generazione, rinforzati con appositi tessuti.

Lo strato di protezione: posto al di sopra dello strato impermeabile, poiché esso non possiede un’adeguata resistenza agli sforzi trasmessi dal pietrisco soprastante. È in genere realizzato in calcestruzzo oppure in conglomerato bituminoso.

Rimozione dell’armamento e del ballast

Il supporto: non possedendo un’adeguata resistenza al punzonamento, la guaina deve essere posata su di un supporto rigido, che nei ponti ad impalcato è costituito dalla soletta in cemento armato, nei ponti ad arco è costituito dal rinfianco dell’arco, in genere realizzato in calcestruzzo magro.

Il sistema di allontanamento: conferendo una adeguata pendenza al supporto della guaina, l’acqua piovana che essa intercetta viene convogliata fuori dal ponte o scaricata al di sotto di esso.

I sistemi di impermeabilizzazione tradizionali rappresentano ancora oggi la soluzione ottimale nella costruzione dei ponti nuovi, ma presentano due grossi limiti per gli interventi sui ponti esistenti:

  • le modalità esecutive, che richiedono una prolungata interruzione dell’esercizio ferroviario. Infatti, per rifare l’impermeabilizzazione di un ponte occorre mettere la linea ferroviaria fuori esercizio per un tempo che può andare dai 3-4 giorni per i ponti più piccoli fino a 8-10 giorni per i viadotti più lunghi.

  • La necessità di condizioni meteo favorevoli. Le guaine tradizionali, infatti, non possono essere posate in condizioni meteo sfavorevoli (pioggia, gelo, ecc.).

Per ovviare ai limiti dei sistemi tradizionali, sono stati sperimentati, sia in Italia sia all’estero, sistemi di impermeabilizzazione denominati ‘loose – laid’ (ovvero stesi senza incollaggio).
Uno di questi sistemi, qualificato e utilizzato da RFI, prevede l’impiego di poliurea spruzzata in opera su teli di geotessuto, preventivamente posati al di sotto della massicciata e protetti superiormente da ulteriori teli di geotessuto accostati.
Pur con un indubbio vantaggio, in termini di rapidità di posa in opera, i predetti sistemi presentano i seguenti inconvenienti.
La posa a spruzzo della poliurea risente fortemente delle condizioni meteo durante la posa e in caso di pioggia o gelo può risultare impossibile. Tuttavia, le condizioni meteo di posa non sono mai determinabili con il necessario anticipo, imposto dalla programmazione delle interruzioni.

Rimozione dell’armamento e del ballast

La posa richiede inoltre particolari cautele dovute alla elevata tossicità dei componenti utilizzati ed una particolare competenza degli operatori, con conseguenti ripercussioni sui tempi e sui costi di esecuzione.

Infine, la funzione di impermeabilizzazione è affidata ad una membrana che non possiede autonome caratteristiche di resistenza al punzonamento e che pertanto deve essere protetta da strati di TNT. Il tutto comporta tempi di posa più lunghi (3 strati anziché uno) e un rilevante ristagno d’acqua nel TNT superiore che rallenta lo smaltimento.